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RIDE di Jacopo Rondinelli

..  IL CINEMA COME FABBRICA DEI SOGNI...

 

Max e Kyle sono due rider acrobatici e si dilettano in imprese estreme ai quattro angoli del globo. La loro vita privata non è però altrettanto eccitante: l'uno è strozzato dai debiti contratti con il gioco d'azzardo, l'altro viene accusato dalla moglie Cristine di rischiare la vita per nulla senza provvedere realmente al fabbisogno familiare. La soluzione ai problemi sembra presentarsi sotto forma di invito a una misteriosa gara di downhill, una corsa spericolata in bici lungo un sentiero di montagna, con un premio di 250.000 dollari per il vincitore. Trasportati in gran segreto sul luogo della competizione, i due iniziano la discesa, coperti di microcamere go-pro per riprendere ogni passaggio della loro impresa, a tutto vantaggio dei misteriosi spettatori che assistono in segreto. Gli ostacoli, però, si rivelano sempre più pericolosi e quando trovano i corpi degli altri concorrenti, Max e Kyle capiscono di essere finiti in un gioco spietato dove a essere in palio non è il denaro, ma la vita. Non solo: in un audace gioco di specchi, verità e finzione si confondono, e le allucinazioni e i trucchi disseminati lungo il percorso rendono difficile discernere la realtà dalla sua rappresentazione. Così, ben presto anche i fantasmi sepolti nel passato dei due amici iniziano a fare capolino, mentre gli organizzatori premono perché la gara prosegua fino alla fine e i due partecipanti, unici rimasti, continuino a seguirne strettamente le regole...

 

con Ludovico Hughes, Lorenzo Richelmy, Simone Labarga
durata: 102'
età consigliata: dai 14 anni
   

trailer 

Nel peculiare percorso di rimodulazione dei propri stilemi che il cinema italiano attraversa in questi anni, i registi/produttori Fabio Guaglione e Fabio Resinaro (anche noti come Fabio & Fabio) si stanno facendo carico di svecchiare le logiche narrative e di messinscena del cinema di genere. Il loro obiettivo, infatti, è dar forma a prodotti popolari in grado di reggere la competizione internazionale attraverso una messinscena elaborata e in grado di esibire la propria sapienza tecnica. Il caso di Ride è in questo senso emblematico: presentato come primo progetto italiano quasi interamente girato con microcamere go-pro, il film cerca di unire le logiche narrative classiche della competizione e della “trappola” a un'estetica vicina tanto ai reality show quanto al filone dei point of view movie: praticamente un Non si uccidono così anche i cavalli o La pericolosa partita su due ruote, riletto però attraverso la visuale in soggettiva che permetta un'esperienza della visione più immersiva per il pubblico moderno. Non solo: la presenza di più sorgenti video (le microcamere indossate dai rider, i droni e le telecamere disseminate dagli organizzatori, i telefoni cellulari e la rete) permette una scomposizione del punto di vista che, rimodulato attraverso il montaggio, dà vita a un flusso costante di prospettive alterate, dove lo spazio viene rivisitato in modi molteplici e aggressivi.

Così, il film ammicca all'esubero di informazioni visive della civiltà contemporanea e lo allinea all'esigenza di adrenalina tipica degli amanti dello sport estremo: quello ritratto è infatti un mondo che abbisogna di continui stimoli nella stessa misura in cui il pubblico “divora” molteplici immagini in grado di coprire ogni centimetro quadrato dello spazio in cui si snodano le azioni che osserva. La narrazione segue a menadito questa direttrice, cercando di implementare sempre più l'arrivo sistematico e anche caotico delle informazioni, alla ricerca di un evidente punto di rottura che generi un senso di nausea in chi guarda. Il film, in questo senso, è sì una cavalcata come da titolo, ma è anche un tentativo metanarrativo di riflettere sul proprio stile mentre lo crea, attraverso una molteplicità di possibili spunti.

Ciò che infatti colpisce in Ride è come gli autori, attraverso un lavoro di scrittura che va di pari passo a quello compiuto in fase di ripresa e montaggio, cerchino di non lasciare scoperta alcuna possibilità narrativa e tematica. Il film, in tal modo, diventa un racconto totale che unisce l'avventura spericolata, l'horror con omicidi, il thriller con enigmi, fino al dramma umano che coinvolge i due protagonisti nelle loro esperienze più private. Nulla è fuori campo perché l'intera vita è sempre sotto l'occhio costante di un qualche obiettivo, lì pronto a cogliere e riprendere l'attimo. Si genera in tal modo un curioso corto circuito, per effetto del quale un film così apparentemente “libero” nel tentativo di cogliere la spontaneità della vita dei personaggi, è in realtà assolutamente preordinato in ogni suo passaggio e descrive la contraddizione stessa del presente, in cui il gesto improvvisato è in realtà sempre finalizzato a un'esibizione pubblica. 

  Davide Di Giorgio

 

 

 

 

 

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