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Non ci resta che vincere [Campeones]



Clip di presentazione del film
 

Regia: Javier Fesser
Sceneggiatura: David Marqués, Javier Fesser
Fotografia: Chechu Graf
Montaggio: Javier Fesser
Musica: Rafael Arnau
Interpreti: Javier Gutiérrez (Marco), Athenea Mata (Sonia), Juan Margallo (Julio), José De Luna (Juanma), Sergio Olmo (Sergio), Jesús Vidal (Marin), Gloria Ramos (Collantes), Alberto Nieto Ferrández (Benito), Julio Frenández (Fabián), Jesús Lago (Jesús), Fran Fuentes (Paquito), Roberto Chinchilla (Román)
Origine: Spagna, 2018
Produzione: Marenostrum Producciones, Morena Films, Movistar+, Péliculas Pendelton
Distribuzione: Movies Inspired
Durata: 124 minuti

Dagli 11 anni

TRAILER UFFICIALE
Scheda film da scaricare

 
Marco Montes è l’allenatore in seconda della squadra di basket professionistica CB Estudiantes. Arrogante e incapace di rispettare le buone maniere, viene licenziato in tronco per aver insultato l’allenatore ufficiale nel corso di una partita. Dopo aver bevuto, si mette alla guida e ha un incidente che comporta la sua comparizione davanti a un giudice che lo condanna a nove mesi di servizi sociali.
Dovrà estinguere la pena allenando Los Amigos, una squadra di basket composta da giocatori disabili i quali, essendo al momento privi di allenatore, non possono iscriversi ai tornei.
L’impatto iniziale non è dei migliori: i componenti della squadra, che hanno disabilità di vario tipo, non sembrano in grado di sostenere nessun tipo di incontro competitivo. Marco pensa così di cavarsela con il minimo sforzo passando qualche ora con loro ma senza alcun obiettivo da raggiungere.
Dovrà progressivamente accorgersi, anche con l’aiuto della sua compagna con cui sta vivendo un periodo difficile, che sta ricevendo più di quanto intenda dare. Questo lo spingerà a impegnarsi fino a riuscire a portare Los Amigos alla finale del campionato il cui esito non sarà però scontato.
 
 
Il film ha avuto più di tre milioni di spettatori nelle sale spagnole e ha conquistato numerosi riconoscimenti tra cui il Premio della Critica quale miglior nuovo attore a Jesús Vidal che interpreta Marin. Purtroppo in Italia esce con un titolo che, tentando di imitare quello di un successo della coppia Benigni/Troisi non rispecchia il messaggio del film che non punta sulla conquista di un titolo ma sulla coesione di un gruppo.
Il film di Javier Fesser riesce a centrare un duplice bersaglio: divertire e, al contempo, far riflettere. A partire dalla scelta degli interpreti. Se Javier Gutiérrez è un attore molto noto in Spagna, i componenti della squadra dei Los Amigos non “interpretano” i ruoli di disabili ma lo sono nella realtà. Ognuno di loro è inserito nel mondo del lavoro ma solo Gutiérrez è un attore. Girare con non attori ha consentito e talvolta suggerito una flessibilità sul piano del rapporto con la sceneggiatura. Questo ha fatto sì che nella copia finale che viene proposta al pubblico ci siano scene che hanno preso vita direttamente sul set nel corso delle riprese e che quindi non erano previste nello script.
Il film legge, attraverso il personaggio di Marco, i pregiudizi che diverse persone hanno (seppure non in misura così netta) nel confronto dei disabili che vengono così guardati con compatimento senza che si pensi a un’integrazione possibile.
Questo film, che li vede al centro della scena, non rinuncia a divertire ma lo fa senza sfruttare i disabili. Possiamo anche ridere dinanzi ad alcune reazioni ma non si tratta mai di dileggio. Si avverte un profondo rispetto nei loro confronti perché li si racconta come sono, sia nei momenti di involontaria (o volontaria) comicità, sia in quelli di tenerezza che in quelli di affermazione di sé e della propria condizione con il giusto orgoglio.
Lo schema della sceneggiatura potrebbe inizialmente far pensare a storie già portate in passato sullo schermo ma è proprio la presenza di veri disabili a consentire alla narrazione svolte inaspettate che un cinema mainstream probabilmente tenderebbe a evitare. Si ha così modo di sperimentare che anche le situazioni più “cinematografiche” (ad esempio quelle legate alla presenza dello sport sul grande schermo e all’agonismo) siano qui innervate da una sensibilità specifica molto attenta anche ai dettagli.
Non secondarie poi sono le due presenze femminili. Da un lato quella del giudice che sa dare la giusta condanna alla persona giusta cioè a Marco che ha bisogno di fare un bagno di realtà avvicinandosi a chi pratica lo stesso sport di cui lui è un professionista con una passione tutta particolare. Dall’altro la compagna che diviene stimolo e traino sia della presenza di Marco nella squadra sia della consapevolezza della possibilità di assumersi l’impegno di una paternità.
C’è poi un altro elemento, non secondario, su cui ci viene dato modo di riflettere al termine della visione. Nel 2001 l’OMS ha definito con il termine “handicap” la “restrizione della partecipazione sociale” e con il termine “disabilità” le difficoltà a livello personale e sociale. Nel mondo scolastico handicap e disabilità sono stati inizialmente usati come sinonimi ma poi il primo ha ceduto il passo alla seconda e ormai si parla di disabilità visiva, uditiva ecc. Tuttavia alcuni anni fa, puntando sulle potenzialità ancora permanenti dei disabili si è introdotta la definizione di “diversamente abili”, cercando di superare la disabilità per valorizzare altre abilità ancora sussistenti. Questo film ci invita a chiederci se quest’ultima definizione non finisca per essere quella più vicina al vero nonché la più positiva e aperta.
Giancarlo Zappoli
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